Di aperitivi, “pomodori da scartare” e molto altro…

Al Ristorante 381 in piazzetta Corelli le storie non solo da gustare, ma anche da ascoltare: tante storie di tutti i tipi. Dalla nascita di un aperitivo a quella di un libro, insieme alle storie delle persone che ci hanno messo il proprio zampino.

 

Il 28 giugno è stata solo la seconda “di una lunga serie di occasioni”, come si augura Cristina, per far conoscere meglio le persone e le attività del ristorante 381 Storie da gustare e di tutto il settore ristorazione della Cooperativa Il Germoglio, che lo gestisce.

 

Vogliamo farci conoscere per far capire ciò che facciamo, ma soprattutto il significato di ciò che facciamo”, ha detto Cristina che lavora come operatrice con Il Germoglio da dieci anni: “non solo ristorazione, ma una visione inclusiva della società”. Il 381, dunque, come locale solidale e come spazio culturale in cui si promuovono e si ospitano eventi e iniziative – mostre, presentazioni e tanto altro – in collaborazione con diverse realtà del territorio, ma non solo.

 

Il 20 giugno con “Una cena e due chiacchiere per conoscerci al 381!”, i protagonisti erano stati Bea e Susi, che lavorano dietro le quinte dove nascono i golosissimi piatti del ristorante e i deliziosi stuzzichini per aperitivi e catering, e Giulio e Marcello, che lavorano in sala.

 

Venerdì è stato invece il giovane barman Gabriele, “il mago degli aperitivi” al ristorante e al bar in via Azzo Novello, a spiegare come nascono i suoi aperitivi. Per l’occasione ne ha preparati tre: il Beach, il Fluo e il Purple Power. Scelta veramente difficile: tutti gustosi, colorati e freschissimi! Vi toccherà fare un salto da Gabriele e chiedere di assaggiarli per decidere voi stessi quale diventerà il vostro preferito.

Gabriele fa parte della squadra del Germoglio da ormai 3 anni e ci dice che da poco il suo tirocinio si è trasformato in un’assunzione . “Mio papà – scherza – mi ha detto che finalmente ho la maglia da titolare e ora – afferma con un sorriso e con tanto orgoglio – devo lavorare ancora più sodo per tenermela stretta, perché al giorno d’oggi non è facile trovare un posto così, dove ti diverti a fare quello che fai”. Il suo sembra essere un talento speciale: gli basta dare un’occhiata in frigo e, come per magia, mixa gli ingredienti nel modo giusto per creare buonissimi drink.

E un talento particolare è anche quello al centro della storia di “Pomodori da scartare. La malattia psichiatrica raccontata con gli occhi di un bambino”, scritto da Valentina De Pasca e illustrato da Brunella Baldi per Edizioni Gruppo Abele. In un orto in cui i pomodori crescono rigogliosi al sole caldo dei giorni di vacanza una bambina incontra Ennio, che non parla molto e ha lo sguardo di un bambino, ma ha un dono speciale: con un solo sguardo Ennio riconosce se un pomodoro è acerbo, maturo o da scartare.

Quella ferrarese di venerdì 28 giugno è la prima presentazione di questo albo illustrato: una bella coincidenza visto che la sua storia è iniziata proprio a Ferrara, al Festival di Internazionale. Ma partiamo dall’inizio: Valentina De Pasca, l’autrice, sta facendo il suo dottorato in storia dell’arte, quando decide di fare una vacanza diversa dal solito partecipando a “E!state Liberi”, i campi organizzati da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie sui beni sottratti alla criminalità organizzata. A Sessa Aurunca in un campo sottratto alla camorra e coltivato a pomodori dalla cooperativa sociale Al di là dei sogni, una mattina Valentina ha conosciuto Erasmo, un uomo con disabilità: “per me quei pomodori erano tutti uguali e li raccoglievo tutti, ma lui senza parlare mi ha fatto capire quali dovevo raccogliere e quali dovevano rimanere sulle piante”, racconta Valentina. “Volevo raccontare questo incontro che mi è rimasto dentro, per gridare al mondo questa storia di riscatto e dignità ritrovata; e ho scelto lo sguardo di una bambina – continua Valentina – perché quando sono lasciati liberi di scoprire e di esprimersi i bimbi riescono ad avere uno sguardo allo stesso tempo semplice e innocente, penetrante e concreto”.

Ma – vi starete chiedendo – allora Ferrara? Valentina sceglie l’incontro con Erasmo come soggetto da sviluppare durante un workshop di scrittura creativa al Festival di Internazionale a Ferrara: da lì in poi ci sono voluti due anni per la stesura finale. E questa, tramite un’amica comune, è arrivata a Brunella Baldi, che di cose ne fa un bel po’ in quel di Firenze: è illustratrice, gestisce una galleria d’arte e alle spalle ha anni di esperienza come danzatrice e poi coreografa, anche con persone con disabilità. “La storia mi è piaciuta subito e ho deciso di illustrarla”: il suo Ennio riempie le pagine del libro, ma lo fa con leggerezza e innocenza. “Per me – spiega Brunella – la vera forza e la vera preziosità di questo libro stanno nel parlare di questa persona: una persona che vive una situazione di sofferenza e disagio come può capitare a ognuno di noi in fondo, perché le sofferenze e la malattia fanno parte della vita”.

Questo libro è dedicato agli ortolani coraggiosi di Sessa Aurunca e di Fucecchio, che affrontano ogni giorno le proprie piccole e grandi sfide con coraggio e con un sorriso.

Tante storie che vanno e vengono e si intrecciano al 381. Il consiglio è di fare come la bimba della storia di Valentina e di Brunella: guardare con occhi nuovi e curiosi e porsi in ascolto perché non si sa mai quale storia ci correrà incontro.

 

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