La differenza tra tempo vuoto e tempo libero: la storia di Gianni

gianni

Gianni è un volto storico della coop. Il Germoglio, un socio, un dipendente, un amico.

Il percorso, che lo ha portato al Germoglio, è stato l’inizio di un grande cambiamento della sua vita: Gianni ci ha concesso una lunga e bellissima intervista dove ci racconta come tutto è iniziato, come si è reso conto di voler cambiare qualcosa nella sua vita, delle persone che ha incontrato e che lo hanno aiutato, dell’importante tuffo nel mondo del lavoro.

Ora Gianni lavora come barista al Bar dell’Ospedale di Lagosanto che il Germoglio gestisce da qualche anno e sicuramente i primi passi non sono stati facili.

Qui vi proponiamo un breve estratto che siamo sicuri vi farà emozionare come ha emozionato noi…

se voltete leggere tutta l’intervista (e secondo noi ne vale assolutamente la pena), la trovate qui: Gianni

…Quando arrivò la proposta “perchè non provi a lavorare?” mi sentivo che c’era un ulteriore ostacolo da superare. Cioè, per me il lavoro significava non solo fare le cose per bene e continuare a farle col gruppo di lavoro, ma propormi a delle persone che non conoscevo e che ogni giorno cambiavano. Però, contemporaneamente, capivo che poteva esserci ancora un valore in più perchè proporti a delle persone, tra l’altro in quella situazione e con quel percorso fatto, era un valore aggiunto. Era una sfida per me stesso ma poteva essere anche, tra virgolette, una testimonianza che potevo dare a queste persone, non solo da solo, ma supportato dal mio gruppo di lavoro. All’inizio è stato molto difficile passare da stagista a lavoratore perché mi sentivo veramente solo, ci ho messo delle settimane nel rapportarmi con i clienti, con persone che venivano lì e pretendevano che il cappuccino, il caffè, quell’azione insomma venisse fatta bene. Dal mio punto di vista quest’azione non è solo fine a se stessa, ma voglio imparare a comunicare a queste persone cosa c’è dietro a quella tazzina di caffè. E ci sono riuscito, innanzitutto perchè ci credevo io ma soprattutto perchè continuavo anche a pensare che l’azione che facevo e tutto il lavoro che c’era dietro, lo facevo in gruppo, era in cooperazione con altre persone.

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