Inclusione: la parola chiave per Cristina

cri

Partiamo da piazzetta Corelli e dirigiamoci a piedi verso via Savonarola, in dieci minuti di passeggiata raggiungiamo il Rettorato dell’Università degli Studi di Ferrara ed entrando dal portone secondario arriviamo al Bar del Rettorato dove troviamo Cristina…ecco cosa ha raccontato a Giulio durante una chiacchierata davanti a un caffè caldo e il vociare degli studenti che aspettano nei corridoi…

Cri, 37 anni (ma non li dimostra) con i suoi capelli da maschietto, l’aria sbarazzina ed efficiente e il sorriso luminoso, lavora al bar del Rettorato in via Savonarola, da un paio d’anni gestito dalla Cooperativa, e sempre frequentato da personale dell’Università e da studenti in pausa fra una lezione e l’altra, la cui visione ha suscitato in me qualche nostalgia di tempi remoti.

Cri ha origini alto venete, di Valdobbiadene, terra di prosecco e di montagne vicine. Convive con la compagna e fa attività associativa per le donne, attività quest’ultima che costituisce per lei una ragione di benessere e di appagamento e che corrisponde alla sua personale visione della società: il più possibile inclusiva di tutte le minoranze e che possa valorizzare la ricchezza delle differenze.

Cristina gioca a calcetto, corre, ama il cinema e la lettura e si circonda di amici. “La mia è una vita piena e credo che abbia un senso. Certo, la fatica a volte si fa sentire, ma è parte del gioco…” Mi sorride e corre via: al bar hanno bisogno di lei.

 

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